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FMI e UK vogliono davvero cancellare il debito pubblico?


di Claudio Marconi

Gli avvoltoi del FMI hanno iniziato a far veicolare una notizia secondo la quale vorrebbero cancellare il debito e detronizzare i banchieri.

Noi, che siamo sempre diffidenti quando si parla di questi clubs, abbiamo provato a trarre qualche conclusione per dimostrare che non è tutto oro quello che luccica. La volpe si avvicina ed entra, sempre con astuzia, nel pollaio, ma poi sappiamo che fine fanno le galline.

Qualche giorno fa è stato pubblicato l’articolo “FMI cancella il debito e detronizza i banchieri” nel quale si sosteneva un sistema “nuovo“ di emissione del denaro per cercare di contenere il debito pubblico, ed è singolare che oggi ci imbattiamo in un articolo simile “L’Inghilterra vuole cancellare il debito pubblico“.

Ad un esame sommario si potrebbe pensare che, finalmente, vogliono mettere in piedi un sistema per ri-tornare a dare ricchezza ai popoli, ma noi non lo abbiamo letto così. Il gioco di prestigio è quello di sostituire il nostro sistema di denaro creato da una banca privata – circa il 97% della massa monetaria – con un sistema di Stato che crea il suo denaro.

Questo significa un primo benefico effetto: la fine della “riserva frazionaria”. E sarebbe un primo colpo alle banche perché gli impedirebbe di creare denaro virtuale, come fanno oggi, e sarebbero nuovamente legate al montante dei depositi per effettuare dei prestiti.

La funzione originaria delle banche create come servizio alla collettività che da una parte prendevano il risparmio privato e dall’altra concedevano prestiti a privati ed aziende per far meglio girare l’economia.

Praticamente grazie alla riserva frazionaria le banche emettono una enorme quantità di moneta virtuale che è fuori da qualsiasi controllo creando le disgrazie economiche che stiamo vivendo sulla nostra pelle dal 2008 ad oggi, per il momento.

E che c’è di male in questo? Non è in fondo quello che stiamo chiedendo da sempre?

Secondo noi no. Per un motivo semplicissimo: il FMI quando parla di Stato che crea la sua moneta, non intende, dal nostro punto di vista, l’emissione diretta della moneta sotto il controllo diretto dello Stato stesso, ma di una moneta “nazionale” emessa da una banca, sempre in mano ai privati, l’unica autorizzata dallo Stato, che comunque rimane di proprietà della banca stessa, con tutti i problemi di signoraggio ed interessi.

Per farci comprendere meglio facciamo un esempio con il dollaro statunitense: questa moneta è emessa dalla FED e sopra c’è scritto “Federal Reserve Note”, di conseguenza di proprietà della stessa, che è una banca privata e che applica i diritti di signoraggio e gli interessi. Questa moneta crea comunque debito pubblico, la sola differenza è che i titoli di debito emessi dal Tesoro USA, potrebbero tutti rimanere in casa in quanto li acquisterebbe la FED stampando altra moneta. È quello che sta facendo il Giappone che ha un debito pubblico pari a più del 200% del PIL.

La manovra del FMI consiste nel tenere sotto controllo l’emissione monetaria eliminando la riserva frazionaria, ma la moneta sarebbe comunque nelle sue mani ed in quelle dei suoi amici in quanto emessa da banche private spacciate per banche di Stato (come è il caso della Banca d’Italia, creduta dai più pubblica ma nella realtà privata). Prova ne sia che intende ancora far ricorrere gli Stati all’emissione di titoli di debito per avere il denaro per far girare l’economia.

Anziché rubare in 1.000 rubano in 100, controllando meglio i flussi monetari e gli Stati.

Non a caso non si parla di moneta emessa direttamente sotto il controllo dello Stato che significa che le Autorità preposte dicono quanto e quando stampare moneta, sulla quale ci dovrebbe essere scritto “biglietto di Stato a corso legale”, pertanto di proprietà popolare e non di una banca.

Con un tale sistema si eliminerebbe il debito pubblico in quanto lo Stato stampando direttamente, farebbe circolare la moneta tramite un reddito di cittadinanza, oppure tramite opere pubbliche, pagando gli stipendi delle maestranze dipendenti, ecc.

Una notevole massa monetaria gli tornerebbe indietro con le tassazioni che, a questo punto, non servirebbero più, come accade oggi, per pagare gli interessi ai banchieri, ma andrebbero in un fondo dal quale lo Stato attinge ogni qual volta ha bisogno di mettere in circolo nuova moneta.

Quella piccola parte che non rientra sarebbe il debito pubblico che non rappresenta più un problema in quanto lo Stato è indebitato con se stesso.

Volete una prova? L’Italia dal 1874 al 1975 ha stampato moneta di Stato e nel 1940 il debito pubblico era del 20%, nel 1945, dopo 5 anni di guerra, era passato al 25%, nel 1970, dopo tutta la ricostruzione post-bellica, era nuovamente tornato al 20%. Nel 1975 lo Stato ha abdicato alla sua funzione di stampare moneta ed i risultati economici li paghiamo oggi sulla nostra pelle.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Claudio Marconi

Fonte: www.frontediliberazionedaibanchieri.it
Titolo originale: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”

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