Due modelli ascensionali a confronto


La coscienza umana è stata nutrita da secoli con l’improduttiva dicotomia scienza-religione. L’una a voler negare con lo strumento del raziocinio l’esistenza di una dimensione spirituale trascendente, l’altra a voler propinare una visione distorta di un Dio separato dall’uomo, instillando senso di colpa e di impotenza. Entrambi questi due visioni arcaiche stanno oggi clamorosamente fallendo nel loro compito di nascondere all’uomo la sua vera natura. La scienza si è risvegliata, forte delle recenti scoperte di scienziati “illuminati” e delle frontiere abbattute dalla fisica, e sta concedendo il campo all’avvento di nuovi saperi che confermano inconfutabilmente la trascendenza; la religione sta cadendo in pezzi, e dalle sue ceneri sta nascendo una consapevolezza spirituale risvegliata che non abbisogna di dogmi per accompagnare l’uomo lungo il processo evolutivo. La nuova scienza e la nuova spiritualità si sono avvicinate e prese sotto braccio, lungo il percorso che conduce alla Verità. Per questo motivo abbiamo scelto di presentarvi in questo articolo due diverse pagine sull’Ascensione, una di taglio religioso cristiano e l’altra di taglio scientifico. La prima raccoglie una serie di citazioni prese dalla Bibbia e dalle recenti testimonianze di mistici e veggenti; la seconda è una selezione di materiale pubblicato dal dr. Georgi Stankov nel libro “Le Leggi Cosmiche di creazione e distruzione” del 2011.

L'Ascensione secondo la Bibbia

L’Ascensione secondo la Bibbia

L'Ascensione secondo Stankov

L’Ascensione secondo Stankov

La lettura comparata di due fonti così lontane nel tempo e di estrazione così diversa – se vogliamo, apparentemente opposta – non potrà che essere di aiuto ad una comprensione più profonda ed allargata del fenomeno dell’Ascensione. Se andrete al di là del differente stile linguistico utilizzato (mistico ed evocativo in un caso, obiettivo e preciso nell’altro), avrete la sorpresa di scoprire che, in fondo, i concetti espressi presentano punti di convergenza davvero numerosi e notevoli. Le due pagine fanno parte del Progetto Ascensione e sono visualizzate anche nel widget “New Pages” nella colonna di destra e nella barra dei menù in alto, alla voce “Ascensione 2012 ► Modelli ascensionali”.

2 commenti su “Due modelli ascensionali a confronto

  1. Io ritengo che anche nel V secolo A.C. nella filosofia platonica è possibile già riscontrare una descrizione della condizione umana di schiavitù, di mondo illusorio e di alienazione della Verità nonché un tentativo di Risveglio e di ricongiunzione con Essa. Nel 7° libro della Repubblica Platone narra tramite Socrate il così detto “Mito della caverna”. Vi riporto il passo completo:
    “In seguito, continuai, paragona la nostra natura, per ciò che riguarda educazione e mancanza di educazione, a un’immagine come questa. Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna, con l’entrata aperta alla luce e ampia quanto tutta la larghezza della caverna, pensa di vedere degli uomini che vi stiano dentro fin da fanciulli, incatenati gambe e collo, sí da dover restare fermi e da [b] poter vedere soltanto in avanti, incapaci, a causa della catena, di volgere attorno il capo. Alta e lontana brilli alle loro spalle la luce d’un fuoco e tra il fuoco e i prigionieri corra rialzata una strada. Lungo questa pensa di vedere costruito un muricciolo, come quegli schermi che i burattinai pongono davanti alle persone per mostrare al di sopra di essi i burattini. – Vedo, rispose. – Immagina di vedere uomini che portano lungo il muricciolo oggetti [c] di ogni sorta sporgenti dal margine, e statue e altre [515 a] figure di pietra e di legno, in qualunque modo lavorate; e, come è naturale, alcuni portatori parlano, altri tacciono. – Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. – Somigliano a noi, risposi; credi che tali persone possano vedere, anzitutto di sé e dei compagni, altro se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte? – E come possono, replicò, se sono costretti a tenere immobile il [b] capo per tutta la vita? – E per gli oggetti trasportati non è lo stesso? – Sicuramente. – Se quei prigionieri potessero conversare tra loro, non credi che penserebbero di chiamare oggetti reali le loro visioni? – Per forza. – E se la prigione avesse pure un’eco dalla parete di fronte? Ogni volta che uno dei passanti facesse sentire la sua voce, credi che la giudicherebbero diversa da quella dell’ombra che passa? – Io no, per Zeus!, [c] rispose. – Per tali persone insomma, feci io, la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti artificiali. – Per forza, ammise. – Esamina ora, ripresi, come potrebbero sciogliersi dalle catene e guarire dall’incoscienza. Ammetti che capitasse loro naturalmente un caso come questo: che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce; e che cosí facendo provasse dolore e il barbaglio lo rendesse incapace di [d] scorgere quegli oggetti di cui prima vedeva le ombre. Che cosa credi che risponderebbe, se gli si dicesse che prima vedeva vacuità prive di senso, ma che ora, essendo piú vicino a ciò che è ed essendo rivolto verso oggetti aventi piú essere, può vedere meglio? e se, mostrandogli anche ciascuno degli oggetti che passano, gli si domandasse e lo si costringesse a rispondere che cosa è? Non credi che rimarrebbe dubbioso e giudicherebbe piú vere le cose che vedeva prima di quelle che gli fossero mostrate adesso? – Certo, rispose.
    2 [e] – E se lo si costringesse a guardare la luce stessa, non sentirebbe male agli occhi e non fuggirebbe volgendosi verso gli oggetti di cui può sostenere la vista? e non li giudicherebbe realmente piú chiari di quelli che gli fossero mostrati? – È cosí, rispose. – Se poi, continuai, lo si trascinasse via di lí a forza, su per l’ascesa scabra ed erta, e non lo si lasciasse prima di averlo tratto alla luce del sole, non ne soffrirebbe e non s’irriterebbe [516 a] di essere trascinato? E, giunto alla luce, essendo i suoi occhi abbagliati, non potrebbe vedere nemmeno una delle cose che ora sono dette vere. – Non potrebbe, certo, rispose, almeno all’improvviso. – Dovrebbe, credo, abituarvisi, se vuole vedere il mondo superiore. E prima osserverà, molto facilmente, le ombre e poi le immagini degli esseri umani e degli altri oggetti nei loro riflessi nell’acqua, e infine gli oggetti stessi; da questi poi, volgendo lo sguardo alla luce delle stelle e della luna, [b] potrà contemplare di notte i corpi celesti e il cielo stesso piú facilmente che durante il giorno il sole e la luce del sole. – Come no? – Alla fine, credo, potrà osservare e contemplare quale è veramente il sole, non le sue immagini nelle acque o su altra superficie, ma il sole in se stesso, nella regione che gli è propria. – Per forza, disse. – Dopo di che, parlando del sole, potrebbe già concludere che è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile, e ad essere [c] causa, in certo modo, di tutto quello che egli e i suoi compagni vedevano. – È chiaro, rispose, che con simili esperienze concluderà cosí. – E ricordandosi della sua prima dimora e della sapienza che aveva colà e di quei suoi compagni di prigionia, non credi che si sentirebbe felice del mutamento e proverebbe pietà per loro? – Certo. – Quanto agli onori ed elogi che eventualmente si scambiavano allora, e ai primi riservati a chi fosse piú acuto nell’osservare gli oggetti che passavano e piú [d] rammentasse quanti ne solevano sfilare prima e poi e insieme, indovinandone perciò il successivo, credi che li ambirebbe e che invidierebbe quelli che tra i prigionieri avessero onori e potenza? o che si troverebbe nella condizione detta da Omero e preferirebbe “altrui per salario servir da contadino, uomo sia pur senza sostanza”, e patire di tutto piuttosto che avere quelle opinioni e vivere in quel modo? – Cosí penso anch’io, rispose; [e] accetterebbe di patire di tutto piuttosto che vivere in quel modo. – Rifletti ora anche su quest’altro punto, feci io. Se il nostro uomo ridiscendesse e si rimettesse a sedere sul medesimo sedile, non avrebbe gli occhi pieni di tenebra, venendo all’improvviso dal sole? – Sí, certo, rispose. – E se dovesse discernere nuovamente quelle ombre e contendere con coloro che sono rimasti sempre prigionieri, nel periodo in cui ha la vista offuscata, prima [517 a] che gli occhi tornino allo stato normale? e se questo periodo in cui rifà l’abitudine fosse piuttosto lungo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? e non si direbbe di lui che dalla sua ascesa torna con gli occhi rovinati e che non vale neppure la pena di tentare di andar su? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero, se potessero averlo tra le mani e ammazzarlo? – Certamente, rispose.”

    Passi chiave ed interpretazione (personale):
    Liberarsi dalle catene = Risveglio
    L’ascesa scabra ed erta = Cammino verso l’Ascensione
    Uscire dalla caverna = Ascensione
    Sole = Verità/ Sorgente/Tutt-Uno/ Dio

  2. Queste verità sul risveglio, sull’ascensione e tutte gli argomenti correlati ad essi, si tramandano sin da tempi, ancora più antichi: i tempi prima di Atlantide, dove queste erano cose all’ordine del giorno.

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