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L’equivoco dell’amare sè stessi


riflesso-di-sè-stessiCondividiamo questa splendida riflessione di Sebirblu sull’Amore. Il famoso comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso” si presta ad un equivoco di fondo, generato dalla separazione che percepiamo a livello egoico tra noi stessi e gli altri. Più che fare agli altri ciò che facciamo a noi stessi, dovremmo infatti spostare il focus sull’abbattimento della coscienza egoica che filtra l’alterità come “altro-da-noi”. A livello del cuore, non esiste invece separazione: si ama l’altro perchè è una parte di noi, perchè a livello profondo percepiamo l’unità soggiacente che ci lega indissolubilmente come due scintille della stessa fiamma Cristica. Lòthlaurin

Sempre più spesso e dalle fonti più diverse, comprese varie canalizzazioni, ci sentiamo ripetere quasi ossessivamente la indispensabilità di amare noi stessi per essere in grado, in un secondo tempo, di amare gli altri.

Sono parecchi anni che questo concetto si è diffuso soprattutto nell’ambito New Age, prendendo a “vessillo” quello che il Cristo ha detto nel Vangelo: “Ama il prossimo tuo come ami te stesso!”.

In poche parole, sembra che si possa amare e soccorrere il prossimo, compiutamente, solo se prima abbiamo imparato ad amarci.

Questo modo di pensare è oltremodo pericoloso e porta sovente a dei fraintedimenti disastrosi per l’evoluzione delle Anime.

Necessita dunque un approfondimento chiarificatore che conduca ad una visione più limpida onde non si rischi di cementare maggiormente l’egoismo, ìnsito negli Esseri umani, giustificandolo con un simile asserto non seguìto da una circostanziata spiegazione.

Da millenni l’uomo per ovvi motivi, come l’istinto di conservazione e quello di sopravvivenza, è stato costretto a considerare se stesso in modo egocentrico e di conseguenza ad amarsi per soddisfare tutte le sue necessità.

Per questo motivo, dal Periodo Adamitico (involuzione e condensazione dell’Umanità in 3D) esiste il simbolo della prima coppia, affinché l’Essere “caduto” (vedere qui e qui) potesse sentirsi attratto verso l’altro termine del binomio e dare inizio, sebbene soltanto come espressione fisica, alla riconquista dell’Amore.

Amore che si sarebbe espanso poi alla prole, all’ambito familiare, agli amici, alla comunità e via dicendo ma sempre difeso strenuamente in modo chiuso ed egoistico da qualsiasi minaccia esterna che ne avrebbe messo a rischio la stabilità.

Mosè (Walter Rane, 1949)

Mosè (Walter Rane, 1949)

È proprio in questo contesto sociale che l’Eterno ha avviato il Suo Disegno di riconquista dei Figli ribelli dando a Mosé, il Legislatore, la Legge morale dei dieci Comandamenti che possono essere compendiati soltanto in due:

1°: “Ama il Signore Iddio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua Anima e con tutto il tuo pensiero” (Deuteronomio 6, 5).

2°: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Levitico 19, 18).

Ora, dal momento che la Legge Mosaica è stata promulgata in un periodo molto tumultuoso quando le masse ancora erano ad un livello assai brutale di vita, senza regole e dove prevalevano gli istinti primordiali dell’esistenza, tali ordinamenti servivano per dare una svolta iniziale alle coscienze.

Ecco l’incanalamento morale per l’evoluzione: prima di tutto, dai al tuo Dio la precedenza e l’onore dovutoGli, visto che provieni da Lui; in secondo luogo, tratta il tuo simile con quel riguardo che usi per te stesso e per la tua famiglia.

Passarono i secoli e giunse il tempo della SECONDA FASE, successiva a quella dei profeti, quella che avrebbe spalancato all’Umanità la Via del Ritorno alla Casa del Padre che fino a quel momento era rimasta chiusa.

Questa possibilità UNICA l’ha portata il Cristo, MANIFESTAZIONE dell’AMORE che con il Suo “Porgi l’altra guancia ed ama il tuo nemico” si sarebbe imposto sulla Legge Mosaica del Taglione, assolutamente umana, “Occhio per occhio, dente per dente” perfezionandola e superandola per importanza.

Infatti in Mt. 5, 38-45 leggiamo:

“Avete inteso che fu detto: «Occhio per occhio e dente per dente» ma Io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lasciagli anche il mantello.

E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Avete inteso che fu detto: «Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico» ma Io vi dico: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro Celeste che fa sorgere il Suo sole sopra i cattivi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti».”

Per ritornare ai due punti-perno della Legge Mosaica, essi indicano ancora oggi come il Divino Genitore e il prossimo devono essere amati.

Con tutto il nostro cuore, quindi in Amore, in quanto umani aventi il cardiaco; con tutta l’Anima perché Scintilla del Padre e parte di Lui e con tutto il nostro pensiero e forza, cioè con la piena potenzialità dell’intelletto, della volontà.

Narciso ed Eco (John E. Millais, 1829 - 1896)

Narciso ed Eco (John E. Millais, 1829 – 1896)

Inoltre veniva ingiunto di amare il prossimo così come si amava se stessi. Il significato sostanziale, per noi, visto lo stato retrogrado in cui versavano allora le masse è: “Ama il tuo prossimo ALMENO come ami te stesso! È un MINIMO! Di fronte alla Legge dell’Amore non possiamo mettere al primo posto noi stessi!

Tant’è che il Cristo, ed è questo che è stato equivocato, viene messo alla prova da un dottore della Legge che gli domanda:

“Qual è il primo di tutti i Comandamenti?” e Gesù gli risponde:

“Il primo è: «Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio è l’unico Signore, ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza».

Il secondo è questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso». Non v’è alcun altro comandamento maggiore di questi.”

E lo scriba gli dice:

“Maestro, hai detto bene secondo verità che c’è un solo Dio e non vi è nessun altro al di fuori di Lui e che, amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza e amare il prossimo come te stesso vale molto di più che tutti gli olocausti e i sacrifici.”

E Gesù, vedendo che questi aveva risposto avvedutamente, gli dice: “Tu non sei lontano dal Regno di Dio”. E nessuno ardiva più interrogarlo. (Mc. 12, 29-34).

Come vediamo, non è stato il Cristo a dettare questa regola, Egli ne ha riportato solamente la citazione inerente al Vecchio Testamento per soddisfare la curiosità e dare conferma al suo interlocutore.

Ma c’è di più e molto più importante per noi! Egli, come dicevo poc’anzi, è venuto per perfezionare la Legge e durante l’ultima cena senza rivolgersi al Padre come ha fatto sempre per dare l’Esempio all’Umanità, annuncia in Prima Persona con estrema SOLENNITÀ DIVINA:

Vi dò un Nuovo Comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete Miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”. (Gv. 13, 34-35).

L'Ultima Cena (Walter Rane, 1949)

L’Ultima Cena (Walter Rane, 1949)

Ecco cari Lettori qual è la sostanza delle cose! Dobbiamo riflettere e pensare in quale modo ci ha amati il Cristo. Forse anteponendo Sè stesso, amandosi, per poter poi amare gli altri? Non ha forse detto: “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici?” (Gv. 15, 13) E ancora: “Chi ama la sua vita la perderà?” (Gv. 12, 25).

Certo, è naturale che il “risvegliato” ami se stesso in quanto spiritualmente è Scintilla Divina, particella dell’Eterno e, di conseguenza, ami anche l’involucro che la contiene come Tempio Sacro dello Spirito. In questa maniera vedrà in ogni altro Essere la stessa Essenza che alberga in lui.

Come è altrettanto ovvio che prima di dedicarsi all’Opera cerchi di “pulirsi” il più possibile dalle scorie per servire il prossimo in purezza e in umiltà affinché la stessa Opera sia proficua per potenzialità ed esempio donato.

Ma come dice la Voce Ultrafànica (vedere qui), per compenetrare quanto si è detto è necessaria la rinuncia del proprio Io di fronte all’altrui Io. Si deve sorpassare il concetto egoistico, annientarsi, astrarsi e concepire la creazione al di fuori di noi, operando per gli altri, non per noi stessi.

Questo è l’insegnamento della Legge Cristica! Contro questo movimento cosa insegna la Chiesa del Tempo? La Chiesa del Rito? “Ama il tuo prossimo come te stesso” e ciò è bestemmia perché la materia ha in sé la tendenza umana dell’egoismo ed allora si viene invitati ad amare il nostro prossimo egoisticamente.

Non si deve dunque amare gli altri così ma come gettito, come parto dell’Eterno vedendo in ognuno non solamente un fratello perché figlio dello stesso Padre ma un “alter Cristus” dal momento che è proprio Lui che risiede in ogni altra Individualità.

La Sua frase, infatti, ce lo ricorda molto bene: “Tutto quello che avrete fatto al più piccolo dei Miei fratelli l’avrete fatto a Me.” (Mt. 25, 40)

L’Entele Guida ci dice ancora:

“Congiungetevi in un unico abbraccio, staccatevi voi e l’Umanità tutta dalla materia, lasciate vibrare solo il vostro Sé sostanziale e vedrete che queste energie, monde dalla densificazione, si fonderanno fulmineamente formando un’Unità.

Da questa scaturisce, luminoso, lo stesso Fuoco di Amore che vi ha generato.”

Autore: Sebirblu
Fonte: sebirblu.blogspot.it

13 commenti su “L’equivoco dell’amare sè stessi

  1. Stupendo articolo.
    Gli altri sono allo stesso tempo noi e la fiamma del Divino, questo è il fatto principale che ci rende tutti in Uno, dal più piccolo essere, al più grande, dal più feroce al più impaurito, noi siamo parte dell’Immenso e Infinito Creatore.

    Sarò ripetitiva ma ti ringrazio e vi ringrazio con tutto il Cuore🙂

  2. Ottimo orticolo… è importante in questo periodo leggere e rileggere questo articolo perchè fa proprio bene al cuore…🙂
    Grazie

  3. Secondo me non c´è nessun equivoco dall´amare se stessi e partire da lì. Non c´è differenza, è tutto Uno (Dio, me e gli altri). Fondamentale è conoscere sè stessi o provarci, con cuore sincero (quindi la qualità dell’Amore).
    È come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina?
    Dal mio punto di vista le persone si relazionano agli altri nello stesso modo in cui si relazionano a loro stesse.
    In noi si trova la Chiave, il Tempio e Dio… Il Tutto. La “bestemmia” è il separare e dividere.
    Penso che fondamentale sia il volgersi all’interno sempre per conoscere sè stessi, amare sè stessi e essere consapevoli della propria divinità. Se parti da te, dagli altri o Dio, ci arrivi comunque perchè è tutto Uno, (se l’Amore puro è il tuo riferimento). Dal mio modesto parere altri tipi di amore, sono solo catene, condizionamenti, manipolazioni e illusioni.

  4. Mi sorgono due dubbi:
    1- Se tutti i bambini ascenderanno, non ci sarà continuità nella specie? Nel senso che ci sarebbe un “buco” generazionale… non so se riesco a farmi intendere…

    2- Tutte le persone che ascenderanno non andranno contro la volontà di Dio/Gesù, nel senso che chi se ne andrà sarà in un certo senso egoista, e non rimarrà ad aiutare il prossimo… abbandonando a destino infausto parte di noi stessi…
    Aiutatemi a capire se sbaglio io ragionamento…

  5. Secondo me non bisogna confondere – come comunemente si fa – l’amore per sé stessi con l’egoismo, sono aspetti completamente antitetici. Amare sé stessi non vuol dire in alcun modo essere egoisti o egocentrici: l’amore per sé stessi non richiede affatto di essere esercitato a spese o a prescindere dei bisogni dell’altro come avviene invece per un comportamento egostico. Né è necessaria una priorità di valori o di tempi (“prima” amo me stesso “poi” amo l’altro) l’evoluzione delle relazioni è dinamico come la nostra coscienza è! Ho notato invece che, pur essendo la normalità delle relazioni umane nel nostro livello di civiltà basata su varie forme di calcolo e interesse egoistico, la generalità delle persone non ama davvero sé stessa: al contrario, si odia, si detesta, non crede in sé, non ha fiducia in sé, e così via, e di tutto questo naturlamente è inconsapevole. Su questa basi di inconsapevole non valore e non amore si produce una società basata sull’egocentrismo e rapporti condizionati di codipendenza. Ho infatti notato che si trattano gli altri come si è imparato a trattare sé stessi. Per questo è importante imparare ad amarci come esseri spirituali ecc. (manca un po’ la DEA però nella trattazione dell’articolo) e questo passo di amore incondizionato verso di sé secondo me è proprio il più difficile
    – quanti di noi possono onestamente affermare di viverlo? Ciò di sicuro non esclude la partecipazione del resto dell’umanità a questo amore… ma anche di tutti gli altri esseri viventi di aspetto non umano.

  6. Grazie Lòthlaurin, sto piangendo quasi tutti giorni per l’indifferenza delle persone e per le ingiustizie che fanno agli innocenti. Tu sai a che mi sto riferendo, è inutile che dica chi sono non ci crederebbero mai: quella volta ho detto chi ero, pensavo che erano pronti dato che i tempi sono maturi: io volevo solo aiutare invece loro mi hanno insultato. Comunque li capisco. La vera apocalisse fatta da Dio è l’inizio e la fine del male, finirà finalmente la schiavitù, finiranno i dubbi ci sarà pace per tutta l’eternità. Un abbraccio grande Lòthlaurin

  7. È molto difficile trascendere l’Io. Non è corretto nemmeno dire che “devi rinunciare” alla vita come la si intende nella società, perchè questo sarebbe egoismo puro, ma devi proprio partecipare a livello animico alla vita e usare il corpo solo come interfaccia per comunicare con questo mondo. Abbandonare tutto a livello cosciente, senza uscire di testa intendo, e seguire qualcosa che proverei a definire sensazione, ma che non so bene cosa possa essere. Quando mi affaccio al mondo, anche della mia famiglia, per provare a trascendere l’Io ho come risultato l’abbandono, il distacco. Eppure si definiscono “avanzati” in questo terreno. Ci sono i bisogni materiali a dover essere soddisfatti e nemmeno io riesco a rinunciarci, credendo all’amore terreno e riponendo fiducia in esso. Sono lontano, molto lontano…

  8. L’equivoco in realtà non si pone.
    Non per chi ama veramente sè stesso.
    L’amore di Sè infatti è una condizione pura d’armonia con se stessi e d’espressione di quel processo virtuoso di evoluzione ed elevazione che è l’autoperfezionamento. Esso ha come oggetto la componente trinaria dell’essere umano (il quale è spirito, ma è anche mente, ed è anche corpo).
    E spesso si fa l’errore di sottovalutare proprio quest ultimo. La Forma è infatti importante, in quanto è estroflessione della Sostanza. E dunque ad essa intimamente correlata.
    Dunque chi si ama profondamente, coinvolto in un così virtuoso e direi quasi superomistico senso del perfezionamento, genererà nella sua mente una condizione di appagamento ed armonia che si rifletterà anche nel relazionarsi verso gli altri.
    Chi ama se stesso infatti, ama al contempo anche gli altri, attraverso un sentimento di condivisione dell’amore che egli prova per sè e che diviene stimolo potente nel risvegliare il senso assopito dell’automiglioramento anche negli altri.
    Chi si ama dunque, ama se stesso, ama gli altri e risveglia l’amor proprio anche in costoro.
    Come scrissi una volta: “Ama il tuo prossimo come te stesso, è una sacrosanta frase! Presuppone l’aver amor proprio; giacchè chi non si ama non può amare neanche gli altri.
    Il problema è per coloro che non hanno amor proprio o lo hanno in scarsa misura.
    Il loro amore sarà altrettanto scarso”. (Stefano P. Yakuzaishi)

    • Sono perfettamente d’accordo con te!!a me capita sempre così: più amo me stessa e più provo amore verso gli altri, e più gli altri provano amore e accettazione per me più io amo e accetto me stessa.

  9. Lo Spirito soffia dove vuole e dice così:
    “Ti ringrazio, Padre, Signore del Cielo e della Terra, per aver nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti facendole conoscere ai semplici! (Mt. 11,25)

  10. Salve a tutti. Assecondando un mio desiderio/bisogno “egoistico” (perché chi parla o scrive come qui, lo fa per sé stesso), e in seguito agli ultimi ritrovamenti di scritture (come i rotoli di Nag Hammadi (non ricordo bene come si scrive e mi scuso per questo), ne viene fuori che la parola esatta non sia “ama” ma “ami”. Questo stravolgerebbe o darebbe un rinnovato senso all’interpretazione del sentimento di Amore che in questo caso, ci serve come parametro di valutazione dell’amore di cui siamo capaci. Vale a dire che siamo capaci di amare il prossimo nella misura in cui amiamo noi stessi, non percependo in questo nessun “obbligo” o imposizione, ma un suggerimento che ci permette di comprendere la “qualità” del nostro amore. È per questo che dobbiamo partire da un SANO amore per il Sé che non è il sé, con la stessa interpretazione che diamo vedendo una persona sicura di sé ma non piena di sé.
    A proposito poi del “porgere l’altra guancia”, mi piace e quindi intuisco giusta, che ciò significhi compiere un’azione di distacco dall’interlocutore che riteniamo ci abbia offeso, distogliendo il nostro sguardo dai suoi occhi, dirigendolo altrove, così facendo gli mostriamo, porgendogliela, la guancia, allontanando da lui la nostra attenzione. Credo fermamente che questa azione fatta con Amore e non con disprezzo, contribuisca all’elevazione di entrambe le parti, evitando sentimenti depotenzianti come rabbia repressa e/o senso di colpa/inadeguatezza.
    Grazie per avermi dato l’opportunità di condividere i miei pensieri.

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