Contact

Film ► Contact


Recensione di Sunshining

Titolo Contact
Genere Fantascienza, Drammatico
Regista Robert Zemeckis
Attori Jodie Foster, Matthew McConaughey, William Fichtner, David Morse
Anno 1997

Contact, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Carl Sagan, è un vero cult movie sull’eterno dilemma scienza-spiritualità, splendidamente diretto dal regista Robert Zemeckis.

Due diverse personalità si incontrano: Ellie Arroway, scienziata alla ricerca di segnali di vita da altri pianeti, e Joss Palmer, teologo, studioso di testi e religioni antiche. Cosa li accomuna? L’amore che sperimentano entrambi reciprocamente pur nella loro “apparente” diversità. Si incontrano due facce della stessa medaglia,  scienza e spiritualità, unite dall’anello di congiunzione dell’Amore, quello “che move il sole e l’altre stelle….” (Divina Commedia).

Nella memorabile scena iniziale del film, l’Universo, pur nelle sue più lontane propaggini, pur attraverso i suoi segnali a volte quasi assordanti (quelli che provengono dal Pianeta Terra, in special modo, che però diventano leggero brusìo nella carrellata panoramica in “allontamento”), è Tutto nel Qui ed Ora. Pur nella sua immensità, l’Universo si raccoglie nell’Unità della dimensione umana comparendo nella pupilla di Ellie bambina, che da appassionata radioamatrice cerca di parlare con pianeti lontani, ma in realtà sta cercando un contatto con un macrocosmo che è riprodotto nel microcosmo della sua interiorità. L’essere umano è come un frattale, qualcosa che si replica con la stessa forma ma su scala diversa.

Ellie non si dà per vinta: vuole assolutamente rendere giustizia alla logica e al raziocinio che le hanno insegnato nel suo percorso di studi scientifici, tanto che fa di tutto pur di non lasciarsi andare all’amore per Joss. Ellie cerca risposte fuori di sè,  magari sul più lontano pianeta al di là della Via Lattea. E nulla la spaventa quando dovrà rischiare la sua vita per un esperimento scientifico. Dovrà rinchiudersi in una navicella costruita secondo precisi schemi dettati da entità aliene pur di vedere e di toccare con mano quell’insondabile mistero.

Inaspettatamente, mentre si trova immersa fino al collo in sofisticate tecnologie pronte a cogliere le immagini e i suoni più impercettibili del suo “contact”, lo scenario che si presenta alla sua coscienza è la spiaggia di Pensacola (a lei nota sin da bambina) e l’immagine che le viene incontro è quella del padre. Tante domande ma una sola risposta: “Siete una specie interessante, un interessante ibrido, capace di sogni di tale bellezza e di orribili incubi, vi sentite cosi sperduti, cosi isolati, cosi soli, ma non lo siete…”

“In tutta le nostre ricerche, la sola cosa che rende il vuoto sopportabile siamo noi stessi…”

Namastè.

Sunshining

Contact [scena iniziale]

Contact [incontro su Vega]