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Lo Sfidante – Parte 2. La Riconquista


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Indice dei Capitoli

9. Entrare in azione

10. La prima arma

11. Intensificazione

12. Il pilastro finale

13. Accettare la sfida

« 9. Entrare in azione

Una volta che ha realizzato
di essere in prigione,
allora, e solo allora
un essere umano
può progettare
la sua fuga.
(Dan Millman)

L’operato dello Sfidante nella nostra esistenza ci è ora chiaro, così come più chiari sono ora gli scopi che si prefigge. Tuttavia, questo è solo il primo passo. Un passo importante, certo, molto importante, perchè è l’inizio della riconquista dei nostri spazi interiori; ma è un passo ancora intellettuale, cioè non suffragato da una comprensione da parte dell’intera nostra totalità. Allo stato attuale, potremmo essere in accordo intellettualmente con ciò che abbiamo visto e sentito fin qui, oppure no. Oppure, potremmo avvertire una corrente emozionale che ci scuote e che in qualche modo ci fa vibrare in armonia con questo messaggio. Ma sia in un caso, che nell’altro, ancora non c’è differenza. Le forze a cui abbiamo dato il nome di Sfidante continueranno inesorabilmente nel loro operato, fino a quando non entreremo in azione. Perchè l’unica differenza è data dall’azione.

Un uomo di conoscenza vive agendo,
non pensando di agire,
e neppure pensando a quello che penserà
quando avrà finito di agire.
(John Michael Abelar)

Che cosa significa entrare in azione? Significa avvertire profondamente in noi la necessità e il desiderio di liberarsi dal mondo mentale e temporale creato dallo Sfidante a suo uso e consumo. Significa essere stufi di creare sofferenza per sè stessi e, conseguentemente, per il mondo che ci circonda. Significa riconoscere che siamo in balia di correnti emozionali e di pensieri incontrollati che ci spingono di qua e di là come burattini. Senza queste premesse, non entreremo in azione, e non entrando in azione, resteremo in balia dello Sfidante. Non c’è alternativa a questa regola.

Tutto ciò che serve è una scelta,
una semplice decisione:
qualunque cosa accada,
non creerò più dolore per me stesso
.
Sebbene sia una scelta semplice,
è anche assai radicale.
Non compirete questa scelta
se non sarete davvero stufi di soffrire,
se non ne avrete davvero
avuto abbastanza.
(Eckhart Tolle)

Ma nel momento in cui decideremo di entrare in azione, allora è bene conoscere in che modo agire per riconquistare noi stessi. Ed è proprio qui che concentrano la loro attenzione tutte le tradizioni di ricerca interiore radicate in qualche modo nella Verità. Tutte, senza alcuna eccezione, danno indicazioni diverse nella forma, ma equivalenti nella sostanza, per fare in modo che un essere umano riconquisti sè stesso. Questa è una delle più supreme meraviglie del nostro Universo. Molteplici, infiniti modi per una sola direzione. Noi abbiamo la scelta, non la selezione. Infiniti modi, una sola direzione.

La vera sfida di un essere umano
comincia solamente
quando il Volador lascia la sua mente.
Il resto è soltanto preparazione.
(Carlos Castaneda)

Cercando dunque di cogliere la matrice astratta delle modalità di azione volte a creare in un essere umano lo stato d’animo della riconquista, possiamo dunque isolare un percorso, un cammino, che conduca alla comprensione, poi alla consapevolezza, poi alla liberazione. Un percorso che ci porti ad avere sufficiente energia personale per dirimere in noi stessi ciò che andiamo via via imparando. Un percorso che ci insegni a vedere e ad agire per noi stessi, seguendo le correnti della nostra connessione con l’Infinito, che non può essere mai persa, ma solo offuscata.

Non si tratta di un percorso fatto di tappe successive che portano da qualche parte. Possiamo dire che si tratta di un percorso parallelo, in cui ogni singolo elemento viene seguito ed alimentato parallelamente agli altri. Lo scopo è quello di raccogliere e liberare una quantità di energia tale da innescare la Consapevolezza e restringere al minimo le perdite energetiche provocate dall’operato dello Sfidante. Consapevolezza significa attenzione. Attenzione significa energia.

Questo percorso, questo cammino, questa via, si basa ovviamente sulla osservazione dell’operato dello Sfidante nella vita degli esseri umani, e sulla conseguente migliore modalità funzionale di azione che limiti al minimo, fino ad interromperlo, il prosciugamento energetico correlato. Tuttavia, è bene essere subito chiari: a parte rarissime eccezioni, il cammino che porta alla liberazione non è facile, non è immediato, non è breve, non è semplice. Brevi intervalli emozionali di connessione con mondi superiori di coscienza non sono indicatori di un cambiamento, ma solo di un occultamento dello Sfidante in un momento in cui la nostra energia si è elevata in qualche modo. Il cambiamento è giungere a vedere ciò che è realmente. E una volta che si è veduto, allora chiedersi se cambiare oppure no diventa del tutto futile. Semplicemente, agiremo di conseguenza, e questo è tutto.

La Saggezza
non arriva in regalo,
ma deve essere perseguita,
rincorsa,
conquistata.

In ogni caso, il nostro scopo, lo scopo di ogni essere umano, è vivere la migliore vita che possa vivere, in serenità e pace, in energia e forza, in comprensione, integrità e compassione. Non è forse questo ciò che ognuno di noi desidera, alla fine? Liberarsi può anche essere un pensiero privo di senso. Ma vivere una vita piena, intensa, forte e felice, che è diritto di ogni essere umano, è assolutamente sensato, ed è anche quello a cui lo Sfidante si oppone; quindi, anche solo per raggiungere uno stato come questo, può valere la pena agire e vivere, disinnescando consapevolmente i sabotaggi mirati dello Sfidante alla nostra totalità.

Vediamo ora quali armi, che altro non sono che stati d’animo e sensazioni interiori, abbiamo a disposizione per contrastare ed arrestare l’operato dello Sfidante nella nostra vita. Queste armi, queste sensazioni, sono esattamente ciò che abitualmente non facciamo, ed è per questo che sono così indigesti allo Sfidante: non è in grado di arrestarne gli effetti positivi. Effetti che sono cumulativi, se le nostre pratiche resistono. Effetti che sfoceranno poi in un accrescimento di energia e consapevolezza tali da darci finalmente la forza di ingaggiare il solo, unico, confronto che ci aspetta. Il confronto per eccellenza, lì davanti a noi, dal quale tutti, un giorno, dovremo per forza passare. Il confronto che chiameremo, da ora in avanti, il Varco del Deserto.

Arrivare al nocciolo
è ciò che io chiamo andare nel deserto.
Quando andate nel deserto,
incontrate le vostre emozioni faccia a faccia.
Quando tornate,
tutti i demoni si trasformano in angeli.
(Don Miguel Ruiz)

10. La prima arma

La prima arma a nostra disposizione, una autentica stangata alla perpetuazione dello Sfidante all’interno del nostro Campo di Consapevolezza, pur essendo la più accessibile dal punto di vista della comprensione mentale dei suoi indiscutibili benefici, è già essa stessa l’elemento che causa la resa del 98% dei presunti aspiranti alla costruzione di una vita migliore per sè stessi.

Naturalmente, è lo Sfidante che si arrende a sè stesso e la nostra Consapevolezza che si identifica nella resa, perchè lo Sfidante sa bene quanto quest’arma gli sia nociva. Ma di fatto, quello che succede è che l’essere umano evita da subito di brandire quest’arma e finisce addirittura, in certi casi, per rivoltarlesi contro. E se l’essere umano non brandisce quest’arma, non avrà accesso nemmeno alle successive, perchè le altre armi richiedono una padronanza di un certo livello di questo primo stato interiore per poter liberare nel tempo i loro benefici in maniera esponenziale.

Di che cosa parliamo? Dello stato d’animo interiore della disciplina.

Parla della disciplina,
e la maggior parte delle persone
fugge via,
come orde di Mongoli sul punto
di riversarsi giù dalle montagne.
È comico vedere
quanto tergiversa l’ego
piuttosto che accettare la tua autorità
su di esso.
(Stuart Wilde)

La disciplina è una parola pericolosa: molti associano la disciplina, infatti, ad un regime coatto, obbligato, ad una forzatura interiore, quando invece la disciplina non ha nulla a che vedere con tutto questo. La disciplina che intendiamo qui è un modo di essere ed agire fondato su tre elementi base:

  • Decidere consapevolmente le proprie azioni
  • Agire senza aspettative
  • Accogliere in serenità qualsiasi risultato

In generale, gli esseri umani fanno esattamente il contrario: decidono le loro azioni in conseguenza di qualche cosa, agiscono con ogni sorta di aspettative nei riguardi di sè stessi e degli altri esseri umani, e dato che il risultato delle loro azioni è molto, molto spesso differente da come se lo aspettavano (cioè un’altra aspettativa), non lo accolgono mai in serenità, ma con risentimento, rammarico e riluttanza. Naturalmente, ciascuno di questi comportamenti è una eredità indotta in loro da un dominio dello Sfidante che si perpetua da millenni.

La disciplina intesa invece come unione di questi tre elementi base genera invece un’onda energetica di emozioni positive ed entusiasmo, cioè correnti energetiche del tutto antitetiche a quelle di cui lo Sfidante si alimenta. Inoltre, i tre elementi sono già di per sè stessi singolarmente antitetici alla modalità generale con la quale viviamo la nostra vita, e questo insieme di fattori può quindi determinare, se la disciplina viene mantenuta nel tempo, il radicamento di uno stato interiore che impedisce allo Sfidante di accedere con facilità alla nostra energia.

Ma la chiave della disciplina, ed il suo enorme valore aggiunto, sta nella sua permanenza temporale. Una disciplina non è null’altro che una illusione, se non è mantenuta per tutto il tempo che le occorre a radicarsi e dispiegarsi.

Il Potere
scaturisce
dalla Disciplina.
(Stuart Wilde)

Decidere consapevolmente le proprie azioni significa valutare la situazione di vita nella quale siamo, e decidere quindi una o più azioni da compiere che tengano conto della migliore funzionalità energetica possibile ed accessibile a noi in quel momento; cioè a dire, decidere una direzione che punti diritta al nostro miglioramento delle condizioni di vita, ad un aumento del nostro benessere e della nostra vitalità, ad una crescita interiore e personale. In una vita condotta caoticamente dallo Sfidante, non c’è mai il tempo di fermarsi a pensare davvero alla propria esistenza. Non c’è mai tempo di decidere consapevolmente azioni che ci portino benefici e buoni frutti. Agiamo credendo di compiere scelte responsabili e ponderate, mentre distruggiamo la nostra energia e la nostra vita con ogni sorta di abitudini nefaste ed attaccamenti emozionali camuffati da libere decisioni. Fumiamo 80 sigarette al giorno, mangiamo ben oltre le nostre necessità, beviamo costantemente litri di liquidi dannosi, trattiamo i nostri compagni esseri umani come oggetti, lavoriamo ore e ore solo per tossicodipendenza emozionale, senza fermarci un attimo a chiederci il perchè di tutto questo; e chiamiamo questa cosa libertà personale.

Se oggi fosse
l’ultimo giorno della mia Vita
vorrei fare
quello che sto per fare oggi?
Ogni qualvolta la risposta è no
per troppi giorni di fila
capisco che c’è qualcosa
che deve essere cambiato.
(Steve Jobs)

Agire senza aspettative significa impedire allo Sfidante di generare spirali di depotenziamento basate su di un giudizio illusorio delle condizioni intorno alla nostra azione. Una volta che si è decisa una azione, occorre agire senza considerare in alcun modo i giudizi e le supposizioni create dalla Mente di Superficie, perchè questi giudizi e supposizioni non sono nostri, sono generati dallo Sfidante al solo scopo di innescare spirali di depotenziamento, e non hanno alcun fondamento reale.
Non è affatto facile, ma solo perchè non siamo abituati alla nostra maestosità.
Se anche solo per una azione riuscissimo a fare ed erogare il nostro meglio a prescindere da ogni aspettativa di guadagno e perdita, di approvazione o condanna, di applauso o disprezzo, potremmo stupirci della grande quantità di cose meravigliose che siamo in grado di creare.

Cerca solo di ottenere
e il vuoto ti seppellirà,
lento come ore montane
in un nero abbraccio di fondale.
Espandi sereno il dare
e la Luce ti accenderà,
fulgida come alba di Sirio
in un mantello di perle da erogare.
Nodoso e ricurvo come le parole
avere è il bastone dell’umano
Brillante e potente come Mjolnir
dare è lo Scettro di ogni Dio

Accogliere in serenità qualsiasi risultato significa renderci conto di un qualcosa che è sempre stato e sempre sarà: il risultato delle nostre azioni non rientra nel dominio delle decisioni di un essere umano. La libertà di un essere umano è nell’azione, cioè nell’espressione creativa dell’Infinito in lui; i risultati sono di pertinenza di Forze superiori. Risultati che possono giungere dopo molto tempo. Risultati che possono essere totalmente diversi da quelli che volevamo. Ci sono sempre risultati che scaturiscono dalle nostre azioni, ma che cosa, quando, quanto e come, è dominio e decisione dell’Infinito.

Arjuna comincia ad agire, a combattere,
e non sa cosa avverrà di lui,
nè dei suoi compagni,
nè dell’esito della battaglia
o del futuro del suo popolo.
Ma sapere questo è il compito del Divino,
del “conoscitore del campo”.
All’essere umano in realtà
compete solo di agire,
cioè di vivere,
all’interno della Straordinaria Manifestazione
in cui si dispiega la sua Vita.
(Andrea Di Terlizzi – Walter Ferrero)

Accettare in serenità questa verità, e dunque manifestare la Serenità nella nostra esistenza, è intollerabile allo Sfidante, perchè la Serenità è una delle nostre emanazioni naturali di esseri umani con la quale lo Sfidante non può assolutamente alimentarsi. Lo Sfidante cercherà di offuscare questa emanazione innestando pensieri di giudizio negativo, di condanna, di mancata accettazione sul risultato di una azione per una non conformità davvero presuntuosa alle sue finte aspettative. Ma nonostante non siano altro che pensieri, cioè opinioni soggettive non necessariamente vere ed oltretutto formulate e generate da una Forza in contrapposizione al nostro Campo di Consapevolezza, noi potremmo finire per crederci, ed in tal modo si innescherà una nuova spirale di depotenziamento che avrà l’unico esito di portare nutrimento alle Forze dello Sfidante e deprivarci nuovamente di Energia.

Per la maggior parte,
la gente non ritiene
che la Serenità
possa essere
una disciplina.
(Stuart Wilde)

Attraverso l’arma della disciplina, invece, verranno messe in moto ed alimentate in noi stessi forze in grado di sostenerci nel nostro incedere verso la vita che desideriamo e che meritiamo di vivere, e lo Sfidante comincerà a perdere energia perchè non sarà più lui a decidere costantemente al nostro posto azioni deprivanti, non saranno più il suo giudizio e le sue finte aspettative a ricevere la nostra attenzione e la nostra fiducia. La nostra Consapevolezza destata non crederà più ai suoi pensieri di giudizio negativo e di valutazione non obiettiva che tenterà di inserire nella nostra Mente di Superficie. E tutto questo libererà sempre più velocemente energia dalla trappola in cui lo Sfidante l’ha ingabbiata a suo vantaggio, permettendoci di incedere con sempre maggiore efficacia e rapidità verso la vita maestosa che meritiamo di vivere.

La Disciplina
strema in modo incommensurabile
la mente
di Quello che Vola.
(John Michael Abelar)

Ma quale è la differenza tra una azione disciplinata e una abitudine? Nient’altro che la Consapevolezza. Una abitudine trae origine da pensieri inconsapevoli e fuori controllo; l’azione disciplinata, invece, scaturisce da pensieri e decisioni consapevoli. Sebbene entrambe usino le stesse risorse a disposizione dell’essere umano, una abitudine disperde energia per tossicodipendenza emozionale, una azione disciplinata la accresce. Ma quello che fa davvero la differenza è la Consapevolezza: se essa manca, l’azione diventa abitudine; se essa viene alimentata, qualsiasi azione e qualsiasi abitudine diventano sorgente di potere.

Tuttavia, è bene essere consapevoli fin da subito di un elemento molto importante: la Disciplina è illusoria e non ci darà nessuno dei suoi frutti meravigliosi se non è mantenuta nel tempo. Per quanto tempo? La nostra Mente Profonda lo sa perfettamente. Le sensazioni che libererà in noi ci diranno quando il tempo di una disciplina è compiuto.

Comincia tutto
con una singola azione,
che deve essere
deliberata, precisa e mantenuta nel tempo.
Ripetendo questa azione
sufficientemente a lungo
si attiva uno dei più grandi doni
che l’essere umano possa percepire in sè,
uno dei pilastri della sua eredità
di essere umano magico,
che poi può applicare a tutto il resto:
l’Intento Inflessibile.
(John Michael Abelar)

11. Intensificazione

Mentre la disciplina comincia a radicarsi nella nostra interiorità, e mentre ci rendiamo conto di come da sempre siamo stati ingannati dalle nostre false aspettative e dalla nostra deriva inerziale indulgente, possiamo intervenire per chiudere altre falle energetiche nel nostro Campo di Consapevolezza.

In realtà, possiamo dire che la chiusura di queste falle è ancora un contenimento, non un riassemblaggio. Tuttavia, tale contenimento è molto importante per noi, perchè la chiusura progressiva delle nostre falle energetiche implica liberare sempre maggiore energia a vantaggio del nostro Campo di Consapevolezza. Proseguendo in questo metodico contenimento, arriveremo ad avere sufficiente energia per attaccare frontalmente le cause più importanti e più potenti del nostro depotenziamento e della nostra perdita energetica; ma non potremo mai arrivare a fronteggiare il Varco del Deserto, senza aver progressivamente chiuso, una ad una, tutte le nostre dissipazioni energetiche attraverso il supporto della disciplina.

Il regno del Guerriero
è protetto da una porta.
È ben nascosta,
come un monastero tra le montagne.
Molti bussano,
ma pochi entrano.
(Dan Millman)

Come abbiamo visto, la Spirale di Depotenziamento si innesca attraverso un pensiero/immagine generato dallo Sfidante nella nostra Mente di Superficie; quindi, prima di risalire alla fonte, possiamo intanto agire nella nostra interiorità per attenuare al minimo possibile le perdite energetiche di cui la Spirale di Depotenziamento ci rende vittima.

Per contrastare questo deflusso, esistono due discipline molto potenti:

  • La non espressione delle emozioni negative
  • La riemersione della Mente Profonda

Uno degli obiettivi primari dello Sfidante è generare energia emozionale di matrice negativa, in grado di paralizzare le nostre buone intenzioni, renderci preda di ogni tipo di tossicodipendenza emozionale e trasformare la nostra vita in un inferno totalmente alimentato da illusioni irreali. Tuttavia, tale esito può effettivamente realizzarsi se e solo se questa energia emozionale viene espressa in una azione che la manifesti. Se internamente a noi stessi percepiamo una emozione di rabbia, e trasformiamo tale emozione in azione sfogandola contro qualcosa o qualcuno, abbiamo compiuto il passo finale nel supporto energetico dello Sfidante, perchè lo Sfidante è ghiotto, potremmo dire così, del corto circuito emozionale ingenerato da una azione che lo manifesta.

Don Miguel Ruiz mi insegnò
a non reagire a tutto,
a non essere un computer automatico
che reagisce a seconda del pulsante
che viene premuto.
(Gaya Jenkins)

Non esprimere le emozioni negative, e dunque non trasformarle in azione, significa introdurre un elemento di distacco tra la nostra percezione e l’azione. L’emozione negativa continua ad esistere, ma noi non la esprimiamo, fondamentalmente perchè essa è stata generata da una Forza che non siamo noi attraverso strumenti che ci sono stati per così dire usurpati senza che ce ne accorgessimo.

Ma attenzione! Non esprimere una emozione negativa non significa negarla, o ricacciarla nel profondo, perchè questo significherebbe introdurre un ulteriore elemento di sofferenza nel nostro Campo di Consapevolezza. Non esprimere una emozione negativa significa accettarla totalmente dentro di noi, lasciare che essa sia tutto ciò che deve essere e bruciarla sul fuoco della nostra Attenzione Totale. Significa essere totalmente presenti davanti ad essa senza arretrare di un passo, eppure senza trasformarla in azione. Significa osservare quello che percepiamo e renderci conto che la nostra Mente di Superficie sta interpretando una sgradevole sensazione corporea, come un formicolio o una oppressione in determinati punti del corpo, e sta dando ad essa un nome a cui è associata una serie di azioni, o meglio, reazioni, per spegnerla o ricacciarla indietro o nel profondo.

La rabbia si può trasformare
in tristezza.
Questo sarà il sintomo della pulizia
che sperimenteremo se permetteremo
a noi stessi, per la prima volta,
di esprimere una emozione
dopo averla repressa per tanto tempo
sotto una immagine mentale.
(Don Miguel Ruiz)

Non esprimere una emozione negativa richiede molta, molta energia, perchè abitualmente quello che facciamo come esseri umani inconsapevoli è esattamente l’opposto. Sembra paradossale, ma gli esseri umani tipicamente non manifestano le emozioni positive e manifestano in azione quelle negative. Sembra paradossale, ma non lo è, perchè è il frutto di una tattica ben precisa.

Eppure, le emozioni sono molto, molto importanti: tutte le tradizioni di ricerca interiore ci indicano strumenti volti ad elaborarle e a manifestarle al meglio. Per esempio, nel linguaggio cabalistico, le emozioni si chiamano misure, in quanto è proprio tramite loro che l’essere umano può misurarsi per rendersi conto di quanto progresso egli abbia veramente compiuto sulla via della crescita coscienziale. Allo stato normale, invece, gli esseri umani finiscono per produrre emozioni attraverso l’uso improprio della Mente di Superficie al solo beneficio della perpetuazione della presenza dello Sfidante all’interno del loro Campo di Consapevolezza.

Non esprimere emozioni negative può e deve iniziare da piccole mosse. Ci sono grandi demoni manipolati dallo Sfidante dentro di noi, ed è folle iniziare la riconquista passando da essi. Qualcosa di semplice entra nel nostro Campo di Consapevolezza, scuote le nostre opinioni sul Mondo, e genera una emozione negativa: rabbia, disprezzo, depressione. Fronteggiamo l’emozione che si manifesta; osserviamo come questa emozione scaturisca da un pensiero generato in maniera automatica dalla Mente di Superficie; osserviamo la natura di questa emozione, il suo sapore, le sensazioni prettamente fisiche che produce nel corpo. Osserviamo, lasciamo che l’emozione sia tale, ma non manifestiamola in azione. Non sfoghiamo la rabbia o il disprezzo che sentiamo, contro di noi o qualcos’altro. Non manifestiamo la nostra depressione in azioni che la confermino. Osserviamo le emozioni, ma non manifestiamole, perchè niente di tutto questo siamo noi.

Se si riesce a rimanere vigili e presenti
osservando tutto ciò
che si percepisce interiormente
senza esserne sopraffatti,
vi sarà fornita l’occasione
per la più potente pratica spirituale,
e diventerà possibile
una rapida trasformazione
di tutto il dolore passato.
(Eckhart Tolle)

Una emozione negativa, intesa come emozione che dissipa energia, che viene inflessibilmente osservata senza essere combattuta, senza essere negata, senza essere espressa in maniera reattiva, passa rapidamente ed inizia pressochè subito a diminuire di intensità. Successivamente, con il nostro stato interiore così ripulito, se sarà necessaria una azione per far sì che l’emozione passi via del tutto, allora agiremo, ma la nostra azione sarà pulita, creativa e non reattiva. Tutte qualità che renderanno la situazione funzionale e di sostegno al nostro Campo di Consapevolezza, invece che un nuovo ed ennesimo approvvigionamento energetico erogato inconsapevolmente allo Sfidante.

Nel placare un risentimento
spesso si procede lentamente.
E questo
a chi giova?
(Tao Te Ching)

La riemersione della Mente Profonda è un’altra disciplina di enorme potenza, perchè va ad agire su un aspetto della Mente di Superficie che lo Sfidante conosce ed usa per pilotare a proprio vantaggio e con il minimo sforzo necessario la Spirale di Depotenziamento: l’interpretazione meccanica delle percezioni.

Portando la nostra attenzione sul caos apparentemente incontrollato della Mente di Superficie, scopriremo che la quasi totalità dei pensieri che ci permettiamo di mantenere sono stranamente focalizzati su una sola polarità prevalente. Tutto quello che entra nel nostro Campo di Consapevolezza, compresi noi stessi, viene giudicato, cioè scomposto in parti separate e sconnesse, e trovato colpevole o innocente, inadatto o adatto, indegno o degno, impossibile o possibile, buono o cattivo ecc. ecc. in un meccanismo che ora conosciamo molto bene.

Tale enorme baccano ci impedisce di sentire ed accedere all’interno di noi stessi ad una più vasta mole di informazioni, che comprende gli aspetti unificanti e connettivi che sottendono ogni cosa. Questi aspetti non possono essere realizzati dalla Mente di Superficie, perchè essa non ha questa funzione; questi aspetti sono di esclusiva pertinenza della Mente Profonda.

Far riemergere la Mente Profonda significa sostanzialmente introdurre un cuneo di distacco tra noi ed i pensieri della Mente di Superficie, perchè questi pensieri hanno ben poca importanza e non sono chi noi siamo. In questo spazio, creato dal distacco, lasceremo consapevolmente che la Mente Profonda intervenga attraverso le sue sensazioni, ed invece di accettare completamente e subito i pensieri di giudizio generati dalla Mente di Superficie, positivi o negativi che siano, rimaniamo in ascolto, vigili e consapevoli, delle sensazioni emanate nelle profondità di noi stessi dalla Mente Profonda.

In situazioni di emergenza,
la mente si ferma.
Diventate totalmente Presenti nell’Adesso,
e prende il sopravvento
qualcosa di infinitamente più potente.
Ma non è necessario
scalare la parete nord del Cervino.
Potete entrare in questo stato
Adesso.
(Eckhart Tolle)

L’occasione per la pratica della riemersione della Mente Profonda è praticamente tutta la nostra esistenza. Osserviamo un albero, una pianta, un oggetto. Interagiamo con un altro essere umano. Distacchiamoci dalla Mente di Superficie e dai suoi vaniloqui che non ci appartengono. Che cosa percepiamo? Che sensazioni emana l’oggetto o l’essere con cui stiamo interagendo? E il luogo in cui siamo? Che cosa percepiamo, davvero? C’è armonia? Oppure qualcosa non funziona?

La riemersione della Mente Profonda ci permetterà praticamente subito di renderci conto che ogni cosa è molto, ma molto di più di quello che la Mente di Superficie riesce a giudicare, e che la summa di pensieri di giudizio e condanna che ci permettiamo di lasciare a briglia sciolta dentro di noi non sono nemmeno un’ombra di quella realtà indiscutibile che credevamo fossero.

Ma l’elemento di maggiore importanza in questa riemersione consapevole è insito nella realizzazione che laddove la Mente di Superficie sta interpretando una nuova percezione sulla base di vecchie esperienze somiglianti, o sta impedendo una azione positiva per la nostra crescita con dubbi e paure, o sta provocando una azione per tossicodipendenza emozionale, i pensieri che utilizza per dissuaderci o per raggiungere i suoi scopi non sono chi noi siamo. Questo è il nodo cardine da realizzare. Il fulcro della nostra percezione è nel profondo di noi stessi, in uno spazio in cui i pensieri non sono ancora diventati parole, eppure ad esso non concediamo mai lo spazio ed il silenzio per manifestarsi. O, per meglio dire, lo Sfidante non permette che ciò accada, perchè questo significherebbe arrivare a vedere che la nostra vita non è nelle nostre mani, cioè nella trasposizione in azione delle sensazioni percepite dalla Mente Profonda, ma nelle mani delle forze dello Sfidante, nell’illusione interiore della nostra libertà personale.

La Coscienza non è mente.
La Consapevolezza non è mente.
L’Attenzione non è mente.
(Dan Millman)

Ecco quindi che non esprimere le emozioni negative e far riemergere la Mente Profonda creano un nuovo spazio interiore, uno spazio di ascolto e osservazione. Questo nuovo spazio che ci conquisteremo con la nostra disciplina è uno spazio integro, totalmente nostro, dove lo Sfidante non può sopravvivere, nè può intervenire per utilizzarlo a suo vantaggio. Più grande, più profondo, questo spazio diventa, più energia riprendiamo indietro dal Campo Gravitazionale dello Sfidante, e più maestosa e libera diventa la nostra esistenza.

L’essere umano è soltanto
il compendio del suo potere personale
e tale compendio
determina il modo in cui vive
e il modo in cui muore.
(Carlos Castaneda)

12. Il pilastro finale

Lo spazio quieto, integro, che abbiamo conquistato attraverso la non espressione reattiva delle emozioni negative e la riemersione della Mente Profonda, è uno spazio di osservazione pura, in cui ci poniamo oltre il funzionamento meccanico e condizionato della Mente di Superficie, eppure siamo quantomai vigili e consapevoli.

Questo spazio di osservazione pura è il terreno fertile in cui può finalmente crescere e manifestarsi quella facoltà fondamentale dell’essere umano che è sua eredità e gli appartiene di diritto come essere magico; la facoltà che è stata oscurata in modo da depotenziarlo, e renderlo facile preda delle correnti emozionali indotte dallo Sfidante. La facoltà che tutte le tradizioni di ricerca interiore stimolano a ritornare in funzione, attraverso una grandissima quantità di modi diversi diretti al medesimo risultato. La facoltà che ci riporta ad essere ciò che siamo veramente.

La facoltà del Silenzio Interiore.

Il Silenzio Interiore
è uno stato peculiare dell’Essere
in cui tutti i pensieri vengono cancellati
e in cui si vive ad un livello diverso
da quello della Consapevolezza quotidiana.
Il Silenzio Interiore
significa sospensione del dialogo interiore,
ed è quindi una condizione
di completa pace.
(Carlos Castaneda)

Il Silenzio Interiore è lo stato dell’essere in cui qualsiasi tentativo di identificazione innescato dallo Sfidante scompare letteralmente perchè riassorbito dal fuoco dell’Attenzione. È uno stato di estrema vigilanza e consapevolezza che si innesca in assenza di pensieri articolati in forma di parole o immagini consequenziali e associative. È uno stato in cui la Mente di Superficie è di fatto scollegata dalla percezione del proprio esistere, del proprio essere, come Campo di Energia e Consapevolezza: cioè a dire, uno stato in cui la Mente di Superficie non determina e stabilisce l’Io Sono di ogni essere umano, perchè è l’Io Sono a contenere la Mente di Superficie, non viceversa.

Il filosofo Cartesio ritenne
di aver scoperto la verità fondamentale
quando pronunciò
la sua famosa affermazione
“Penso, dunque sono”.
In realtà aveva dato espressione
all’errore fondamentale:
identificare
il pensiero con la Consapevolezza
e l’identità con il pensiero.
(Eckhart Tolle)

Nello stato di Silenzio Interiore, qualsiasi tentativo di innesco della Spirale di Depotenziamento da parte dello Sfidante viene riconosciuto istantaneamente e lasciato andare, perchè si riconosce subito, in esso, il principio di qualcosa che non ci appartiene e che non vogliamo. Questo è ciò che il Silenzio Interiore è in grado di fare per noi nella nostra riconquista, ma non è certo tutto qui; possiamo dire che non c’è limite a ciò che siamo in grado di raggiungere, esprimere ed esplorare approfondendo e potenziando sempre più questa nostra facoltà dimenticata.

Dove l’arancio del crepuscolo
si fonde con la terra
che dalle vette digrada verso il mare
lì si erge la Città Reale
torri e mura bianche si alzano possenti.
Poco oltre, Mondi ed Universi
e poi ancora, e ancora
Parsec da esplorare.

Il Silenzio Interiore non può essere spiegato a parole. È quantomai necessario agire per comprenderlo su tutti i livelli del nostro essere, e realizzarne la sua estrema importanza nella nostra esistenza; ma fortunatamente, in questo cammino, tutte le tradizioni di ricerca interiore ci sostengono insegnandoci un gran numero di procedimenti e discipline per raggiungerlo e radicarlo, e a noi non resta che trovare e vivere le pratiche che più vibrano con la nostra unicità.

Per esempio, tutte le discipline che sono riunite nel termine di “meditazione”, condividono, seppure nella grande varietà di tecniche che le differenziano, il medesimo obiettivo: nutrire ed incrementare in noi l’espansione di uno spazio percettivo di Silenzio Interiore. Questa è una delle loro mete fondamentali: in infiniti modi, una sola direzione.

Questa espansione del Silenzio Interiore in noi comporterà, tra gli innumerevoli benefici, anche il potenziamento esponenziale delle nostre facoltà percettive, conseguenza dell’espansione della Consapevolezza che è inestricabilmente legata al Silenzio Interiore. E sarà questa percezione amplificata, questa Consapevolezza potenziata, a inattivare sempre più fortemente l’operato delle forze dello Sfidante: in un essere umano, più energia è a disposizione della Consapevolezza, meno energia è a disposizione delle forze dello Sfidante. Non c’è niente di più potente, in questa riconfigurazione energetica, della pratica del Silenzio Interiore.

Gli antichi sciamani Toltechi scoprirono
che affaticando con il Silenzio Interiore
la mente del Volador,
il Volador fugge,
dimostrando così con assoluta certezza
la sua origine non umana.
(Carlos Castaneda)

Ma come fare spazio al Silenzio Interiore nella nostra vita?

Praticare il Silenzio Interiore è una disciplina che può potenzialmente, e alla fine lo sarà, essere praticata senza soluzione di continuità nell’arco dell’intera nostra esistenza. Come?

Erogando la nostra totale attenzione
su ciò che sta accadendo in questo momento,
riorientando il più possibile,
ed il più a lungo possibile,
l’attenzione che concediamo
ai pensieri della Mente di Superficie
verso le percezioni dell’istante presente
raccolte dai nostri sensi.

Per questa pratica non è necessario null’altro che la nostra vita. In qualsiasi momento, ricordiamoci di ricondurre la nostra attenzione entro i confini dell’istante presente, distaccandola dalla Mente di Superficie. In qualsiasi momento, e per qualsiasi azione stiamo facendo. Ricordiamoci di essere vivi, presenti. Ricordiamoci di noi stessi, così come Gurdjeff, ricercatore interiore degli inizi del secolo scorso, chiamava questa disciplina.

Un uomo domandò una volta a Ma-tsu:
Qual è la verità suprema?
Te lo dirò, rispose il maestro,
quando avrai bevuto tutta l’acqua del fiume.
L’ho già bevuta, replicò l’altro prontamente.
Allora, te l’ho già detta.

Concediamo l’intera nostra attenzione all’azione che stiamo facendo. Nel mentre, raccogliamo informazioni sull’ambiente e su noi stessi con i nostri sensi. Quale è la nostra postura? Come respiriamo? Stiamo agendo tranquillamente, o percepiamo interiormente una sensazione di disagio? Cosa ci dice il corpo? E il luogo in cui siamo?

Non è un caso che la disciplina della riemersione della Mente Profonda abbia aspetti simili alla pratica del Silenzio Interiore. Di fatto, è a partire dal Silenzio Interiore che la Mente Profonda decodifica in percezione la Realtà che entra in contatto con il nostro Campo di Consapevolezza.

Questo filo del rasoio del momento presente crea una diga che è letteralmente inaccessibile allo Sfidante. Fino a che rimaniamo in questo stato, lo Sfidante non può trascinarci con sè, perchè per farlo, ha bisogno che noi crediamo a ciò che dice, cioè ha bisogno che noi ricadiamo al livello energetico dell’ascolto e dell’identificazione automatica con la Mente di Superficie, con conseguente generazione di energia emozionale. Ecco una delle ragioni per le quali il Silenzio Interiore è così importante: nel momento in cui siamo immersi in esso, lo Sfidante cessa di controllare la nostra esistenza, e conseguentemente si libera in noi spazio per la percezione di quelle sorgenti interiori che sono ciò che siamo veramente, che sono espressione della nostra vita e di ciò che realmente vogliamo. Finalmente liberiamo in noi lo spazio per essere ciò che siamo veramente.

Zazen
è la manifestazione della Realtà Ultima.
Non potrà mai essere preda
di trappole e insidie.
Cogliendone il cuore segreto,
sarete come un drago
che entra in profondissime acque,
o come una tigre
che si addentra nella folta foresta
di una montagna.
(Dogen Zenji)

Occorre una grande quantità di energia, all’inizio, per sostenere continuativamente questo nuovo stato dell’essere, dunque non dobbiamo perdere la pazienza se riusciamo solo per pochi secondi, ma non dobbiamo desistere dal tentare. Dopotutto, da molti, molti anni siamo abituati ad agire esattamente al contrario, cioè lasciando briglia sciolta e dando tutta la nostra attenzione a quella sequenza ininterrotta di pensieri associativi inutili, insensati e rumorosi con i quali ci identifichiamo, che ci spingono di qua e di la a compiere azioni che spesso non desideriamo nemmeno compiere solo per acquietare le emozioni negative che percepiamo.

Gli sciamani Toltechi spiegavano
che il Silenzio Interiore
viene accumulato.
Occorre costruire
un nucleo di Silenzio Interiore
nelle profondità del nostro Essere,
che cresca, istante dopo istante,
ogni volta che viene praticato.
(Carlos Castaneda)

Ad accompagnare questa pratica, possiamo poi decidere di esplorare e selezionare, nel ventaglio delle discipline offerte da tutte le tradizioni di ricerca interiore, quelle dirette alla espansione del Silenzio Interiore che più vibrano in accordo con ciò che siamo e con le nostre preferenze, e poi trasformarle in una disciplina quotidiana.

Raggiungere il Silenzio Interiore non è certo prerogativa di una pratica piuttosto che di un’altra, ma è solo prerogativa dell’inflessibile intento di chi lo vuole raggiungere. Per questo, non esistono discipline migliori o peggiori di altre, in questa via: ciò che per me può rappresentare un modo efficacissimo per esplorare il Silenzio Interiore, per un altro essere umano può essere davvero inutile. È responsabilità del singolo essere umano selezionare i mezzi che sono a lui più congeniali per raggiungere il Silenzio Interiore; ma una delle conseguenze meravigliose della nostra pratica è che sarà la stessa Consapevolezza accresciuta dal Silenzio Interiore a comunicarci, spesso con mezzi che sono del tutto simili a quelli che usa lo Sfidante, quale disciplina è opportuno provare per noi. Un giorno potremo sorprenderci a considerare la possibilità di approfondire la meditazione Zen; oppure saremo spinti a trovare nella nostra zona un corso di Yoga; oppure, ci sentiremo improvvisamente spinti a praticare Tai Chi Chuan, o ad imparare a suonare al meglio possibile uno strumento musicale specifico. Da dove arrivano queste improvvise aperture? Dallo spazio che abbiamo aperto attraverso il Silenzio Interiore. Dallo spazio che attraverso il Silenzio Interiore ci connette alla vastità dell’Infinito e ad ogni altra cosa del nostro meraviglioso Universo.

Il Silenzio Interiore è la porta dell’Infinito.

Non c’è strumento più efficace di questo nella via che ci porta alla Vita meravigliosa che desideriamo vivere, e che abbiamo il diritto di vivere, soprattutto se uniamo le infinite ispirazioni che ci comunica all’azione. Espandere il Silenzio Interiore significa inattivare progressivamente tutte le pulsioni automatiche dello Sfidante, fino a trasformare lo Sfidante stesso in un insieme di forze alleate al nostro intento di manifestare una vita meravigliosa. Espandere il Silenzio Interiore significa vivere completamente il nostro destino di esseri umani magici in un Universo meraviglioso.

Le vite dei Grandi Uomini ci ricordano
che possiamo rendere sublimi le nostre
e che, quando ce ne andremo, lasceremo
le nostre impronte sulla sabbia del tempo.
Impronte che forse un altro,
navigando la sua Vita,
un fratello smarrito e naufrago
vedendo potrà seguire e rincuorarsi.
Orsù dunque: coraggio e azione,
con il cuore aperto a tutto;
sempre in cerca, sempre in viaggio
imparando a resistere e ad aspettare.
(Henry Wadsworth Longfellow)

O lasciamo allo Sfidante le redini della nostra vita, o agiamo per risvegliare in noi la magia, la forza, il potere, la Consapevolezza che sono nostra eredità e nostro diritto di esseri umani, senza alcuna distinzione. Questa scelta è in ogni più piccolo respiro che inaliamo, in ogni più piccolo pensiero che alimentiamo, in ogni più piccola parola che diciamo, in ogni più piccola azione che facciamo.
Lo scopo della nostra esistenza è scegliere in ogni momento quale delle due vie percorrere, in un senso o nell’altro. Una scelta di ogni istante, di ogni attimo, di ogni momento, a cui sottrarsi non è possibile.

Nell’oceano della Vita, le isole della Benedizione
sono la terra serena e soleggiata dei tuoi ideali
che attende il tuo arrivo.
Mantieni saldamente la tua mano
sul timone del pensiero.
Nella nave della tua anima giace disteso
il Capitano comandante.
Sta dormendo; svegliaLo.
L’Autocontrollo è la forza.
Il Retto Pensiero è la padronanza.
La Quiete è il potere.
Pronuncia nel profondo del tuo cuore,
Pace, sii quieto.
(James Allen)

13. Accettare la sfida

Disciplina. Non espressione reattiva delle emozioni negative. Riemersione della Mente Profonda. Silenzio Interiore. Le quattro facce della Piramide della Riconquista. Strumenti che agiscono in parallelo, sostenendosi e alimentandosi l’un l’altro. Verso la cima. Verso l’epitome.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole
e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio
che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ed essa non cadde, perchè era fondata
sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole
e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto
che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ed essa cadde, e la sua rovina fu grande.
(Gesù, il Cristo – Mt 7, 24-27)

Il viaggio potrebbe non essere breve: potrebbero essere necessari anni prima di edificare una struttura solida, stabile. Nella nostra Vita esiste una grande quantità di strutture pensiero-emozionali gestite completamente dallo Sfidante per i suoi fini, e alcune di esse sono così radicate dentro di noi, così strettamente legate alle nostre identificazioni, da poter richiedere anni di lavoro prima di essere inattivate. Queste strutture non sono altro che le nostre credenze, le nostre convinzioni. Quei dogmi sui quali poggiamo la nostra vita, quelle leggi mentali ereditate sulle quali conformiamo il nostro agire, quelle attività che crediamo essere parte inalienabile del nostro essere. Tutte cose che la Morte spazzerà via come foglie secche.

Nei nostri anni di lavoro, è certo che cadremo, più e più volte, nelle varie tossicodipendenze emozionali che ci portiamo dentro. È raro riuscire da subito ad arrestare la marea emozionale che da anni ci spinge a diventare una emozione, a soddisfare un ipotetico bisogno insopprimibile. Ma la nostra Piramide della Riconquista che stiamo edificando sta agendo, e anche questo è certo, nonostante le nostre battaglie perdute. E continuando a praticare, a edificare, a sostituire, un giorno, così, semplicemente, l’attacco dello Sfidante verrà respinto sul nascere, fino a scomparire. Riconosceremo con ironia e tranquillità la struttura irreale a cui davamo il nostro consenso per mantenerla in essere, e la lasceremo andare, così, rapidi come uno schiocco delle dita.

La gente fa fatica a capire
che noi possiamo eliminare
qualsiasi cosa dalle nostre vite,
in qualsiasi momento.
(John Michael Abelar)

Di che cosa parliamo? Di tutte le strutture pensiero-emozionali che nella nostra esistenza hanno ingenerato attaccamento emozionale al loro soddisfacimento. Fumo. Alcool. Sesso. Cibo. Lavoro. Shopping. Persino lo shopping…

Dovremmo privarcene? Nemmeno per sogno. Una privazione forzata è dannosa e non ha alcuna utilità. Dobbiamo trascenderle. Dobbiamo staccarle dal dominio dello Sfidante attraverso il distacco, ed illuminarle sotto il fuoco della Consapevolezza.

Che cosa rimane? Noi stessi. La libertà e la gioia di essere, invece che la schiavitù del dipendere mascherata da libertà personale.

Nell’edificazione della vita che ci appartiene davvero, è bene fare tesoro di alcuni consigli legati all’esperienza di chi, prima di noi, ha cominciato e portato avanti lo stesso processo. Eccone alcuni.

È molto importante non permettere l’insorgere e l’accrescimento dell’emozione della rabbia a seguito della non espressione reattiva delle emozioni negative. La rabbia è un’emozione negativa essa stessa, altamente dannosa all’equilibrio energetico di un Campo di Consapevolezza umano, e non ha alcun sensato motivo di esistere: essa è solamente la reazione dello Sfidante alla mancata identificazione, o alla resistenza, del Campo di Consapevolezza umano con la Spirale di Depotenziamento che ha innescato. Sviluppiamo ed alimentiamo il più possibile, in noi stessi, la percezione del sottile equilibrio tra il trattenersi ed il reprimersi: trattenersi significa accettare l’emozione negativa, osservarla implacabilmente in noi stessi, comprendere se deve essere espressa o lasciata andare, ed essere quindi pronti all’eventuale espressione, ma solo quando è il momento e mai in maniera violenta o agitata. Reprimersi significa non accettare l’emozione e dunque affogarla rabbiosamente dentro di noi, fino a riversarla nel calderone del cibo dello Sfidante. Nel nostro processo di riconquista, non esprimere le emozioni negative attraverso la repressione, o lasciare che la repressione generi ed alimenti l’emozione della rabbia, è futile, inutile e dannoso.

Qualcosa in voi ha una opinione
su qualcos’altro.
La Vita non si dispiega
in accordo a questa opinione.
L’inutile reazione a questo evento
si chiama rabbia.

Ma se la rabbia, o l’emozione negativa in noi stessi, ha avuto il tempo di crescere e manifestarsi senza che noi si sia riusciti ad arginare il processo?

Quando lo Sfidante innesca una Spirale di Depotenziamento, un Campo di Consapevolezza umano in Silenzio Interiore è in grado di riconoscere istantaneamente, dentro di sè, la comparsa di un pensiero-immagine che non è il frutto di una sua intenzione consapevole; e dunque, può arrestare il processo sul nascere semplicemente rifiutandone l’alimentazione, cioè sostituendolo con un pensiero-immagine consapevole e legato ad esperienze che si desidera vivere. Ma se dentro di noi si è già innescata l’emozione correlata, significa che la Spirale di Depotenziamento si è caricata di energia, e a quel punto resistere è molto, molto più difficile, e può facilmente ingenerare rabbia, cioè un effetto che, come abbiamo visto, non fa altro che amplificare ulteriormente l’intero schema.

Che cosa fare, dunque?

Una buona pratica è quella di avvolgere nel Silenzio Interiore anche l’azione che compiamo come risultato di una tossicodipendenza emozionale. Cioè a dire, diventando estremamente consapevoli, e dunque osservando senza giudizio e con la totale nostra attenzione, ciò che stiamo facendo, o meglio, ciò che siamo in qualche modo costretti a fare. Viviamo l’azione in totale Consapevolezza. Osserviamone gli effetti sul nostro corpo, le nostre emozioni a seguire, gli effetti sull’ambiente intorno a noi. Scopriremo molte, moltissime cose. Scopriremo, ad esempio, che non riusciamo ad interromperci nel fare quello che stiamo facendo, anche se ne percepiamo il danno che stiamo provocando.

Se vi è collera,
sappiate che vi è collera.
Se vi sono gelosia, atteggiamento difensivo,
impulso a litigare, bisogno di avere ragione,
o dolore emozionale di ogni sorta,
qualunque cosa sia,
sappiate conoscere
la realtà di questo momento,
e mantenetene la conoscenza.
(Eckhart Tolle)

Eppure, per alcuni schemi meccanici gestiti dallo Sfidante, basta una sola azione amplificata di Consapevolezza come questa per smascherarli e trascenderli istantaneamente e definitivamente. Nella nostra osservazione avvolta dal Silenzio Interiore, la Mente Profonda farà emergere e ci mostrerà con la chiarezza e la dolcezza che sono sue caratteristiche peculiari una domanda molto semplice, ma che potrebbe davvero scuoterci fin nelle fondamenta.

Ma che cosa stai facendo?

Questo improvviso lampo di comprensione, a volte, è sufficiente a cambiare il corso di una vita intera.

Vi è una strana, struggente felicità
nell’agire con la piena consapevolezza
che qualunque cosa si stia facendo
potrebbe essere
l’ultima azione sulla Terra.
(John Michael Abelar)

Adesso, sta a te.

Sta a te decidere di accettare la sfida, oppure no. Sta a te decidere se vivere una esistenza intera in balia dello Sfidante e delle sue tossicodipendenze, oppure se vivere la vita intensa, fiera, forte, libera, felice di un Campo di Consapevolezza ed Energia che si è liberato.

Il mio ultimo dono per te è, qui, è un racconto. Ascoltalo, e torna in esso, ogni qualvolta sentirai che la tua fede vacilla.

Esistono innumerevoli possibili futuri.

Accetta la sfida, viaggiatore.

Smantella lo Sfidante dalla tua esistenza.

Smantella lo Sfidante dalla tua esistenza.

Ti auguro ogni bene possibile, viaggiatore.

Giulio Achilli
Centro di Crescita Personale Mare Nectaris

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Hearthaware blog

Testo tratto da losfidante.marenectaris.net
Impaginazione a cura di Hearthaware blog
©Marenectaris Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Licenza CC-BY-NC-ND

Quest’opera, rilasciata su Licenza CC, può essere riprodotta liberamente alle seguenti condizioni:
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NC Finalità: quest’opera non può essere utilizzata per fini commerciali;
ND Derivazione: non è possibile alterare o trasformare quest’opera, nè utilizzarla per crearne un’altra.

3 commenti su “Lo Sfidante – Parte 2. La Riconquista

  1. Fantastico articolo ed è veramente ottimo il lavoro di Hearthaware!
    La mente superficiale deve essere strettamente collegata al nostro ego e da lì che provengono brutti pensieri e sentimenti che nella maggior parte dei casi sfociano in azioni negative, e che difficilmente riusciamo a contrastare, mentre la mente profonda deve essere collegata alla nostra anima pura o Sè Superiore ed è quella che dobbiamo sviluppare e usare maggiormente, non vorrei sbagliare, ma mi sembra di aver letto nel sito di Cameron Day che noi utilizziamo, durante l’arco di tutti i giorni, il 90% di pensieri derivanti dal nostro ego e solo il 10% di pensieri provengono dal nostro vero Sè, e dovrebbe essere il contrario, per cui non bisogna eliminare del tutto l’ego, ma limitarlo grandemente, mentre su noi ha preso il sopravvento e ci tiene come dice l’articolo “in gabbia”, impossibilitati di sbocciare come esseri spirituali, sviluppando la nostra naturale consapevolezza, e tutto questo perchè come viene chiamato nell’articolo “Lo Sfidante” o certe entità e “custodi” del genere umano vogliono così.
    A proposito vorrei porre all’attenzione di Lòth e tutti i lettori del blog un “curioso” principio, quello che per me è la vera origine del “parassitaggio” energetico, ovvero l’elettricità, entro un po’ nel tecnicismo, ma cercherò di farla più semplice che posso, chi ha studiato elettrotecnica sa bene che per ottenere la corrente elettrica, ovvero energia che serve ad alimentare un carico (una luce, un motore, ecc.) bisogna “scuotere” l’atomo, tramite la tensione (forza che ARTIFICIALMENTE l’uomo utilizza per questo scopo), e la tensione fa sì che gli elettroni che gravitano attorno al nucleo (grazie a forze magnetiche NATURALI che lo tengono legato) a staccarsi dalla normale orbita e “scappare” via formando appunto la corrente, bene ora nell’energia elettrica si utilizza come materiale conduttore principalmente il rame, ma gli atomi formano tutta la nostra materia liquida, gassosa e solida, compresi noi stessi.
    Detto questo proprio l’altro giorno ho rivisto il film Matrix e una delle scene iniziali più coinvolgenti è proprio quando Morpheus incontra Neo per la prima volta e gli spiega la Matrix e alla fine del discorso dice che ci vogliono fare diventare così e gli mostra una comunissima batteria!

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